Il testo in italiano segue quello in inglese

LANDSCAPE ART

My involvement consists in choosing and cultivating a location, more specifically defining or redefining it by introducing marks/actions or adding fresh elements. The aim of this process is to question and reveal existing elements which go to making up a landscape.
I like to suggest a relation between one or more objects, which I have introduced, with places and seasons. Sometimes the object is not even always necessary and can be limited to a mere sign.
Object and sign can have characteristics that are durable (a work in reinforced cement), transient and/or easy to change (a farmer’s hay sheaves or a sand castle) or exceedingly ephemeral (a trail left in the wake of someone’s passage) through tall grass.

Sometimes the project has very precise, almost defensive boundaries; it closes in an area and assumes control of it, or even stake a claim to it. In other projects the edges are not so clearly defined and you can imagine that the work goes beyond the limits of our field of vision, towards areas and distances not immediately or easily perceptible.

The only criteria which guides the arrangement of the objects within a landscape is my sense of the aesthetic;  there is no other consideration, no conceptual nor philosophical theory, no mathematical nor geometrical mumbo-jumbo, no inspiration taken from the history of art.
The fun you get from planning and constructing is the decisive factor, as is the desire to enjoy the finished work.

My aim, however, is not to define a course, but fixed points. Even if it is possible to walk through some projects, (giving the impression that they have been made to be “experienced” by a spectator moving inside it), in actuality, they are designed to be seen and enjoyed from one or more vantage points, purposefully chosen to impose my own personal view of the work.

Occasionally the element of time can be essential or totally irrelevant, plainly obvious or seemingly absent; the artwork can be set in stone and made to last for centuries or destined to survive only in the memory of the spectator and on film.
Naturally, the projects are prone to natural changes, often over a very short period of time, and can be strongly influenced by their environment, seasonal changes, light, atmospherical conditions, growth of plants, and the unintentional interference of other humans.

Location can also be extremely important given its particular or unique characteristics.  Or it can have no importance at all and the artwork can be reproduced if not transplanted in many other situations.

The presence of these objects or projects do not need to be imposed. In its previous form, the spectator did not see the landscape as a void or something unfinished imploring to be filled in.  And, once any trace of the work has disappeared, I very much doubt that whosoever passed through these landscapes would have felt the presence of a spirit or overcome by melancholy for what no longer existed and they had no knowledge of.
No doubt the artwork is never essential: the environment can very well stand on its own. It’s always subjective to maintain that, in most cases, the artwork can enhance the place where it stands; however, it temporarily transforms the landscape allowing us to notice previously concealed and never guessed at values, and gives us a deeper insight to its characteristics, not only aesthetic, before and after the art project.

I create three different types of projects. There is no time sequence between them and they are not the result of an artistic evolution:

* on the landscape by moving and relocating pre-existing elements, which therefore are part of the landscape.  These can be natural (not man-made) or the result of the typical exploitation of nature by man;
* on the landscape inserting elements made expressly for the project;
* on the landscape using fantastic and out of scale architecture.

 

LANDSCAPE ART

Il mio intervento consiste nel coltivare uno spazio da me scelto, ossia nel definirlo o nel ridefinirlo attraverso l’imposizione di un’azione o l’aggiunta di elementi nuovi. Questo processo è finalizzato ad interrogare e rivelare gli elementi che compongono un paesaggio.
Mi interessa suggerire una relazione tra uno o più oggetti, da me introdotti, con luoghi e stagioni. Talvolta l’oggetto non è nemmeno necessario e può limitarsi ad un tenue segno.
Oggetto o segno possono avere caratteristiche durature (un’opera in cemento armato), transitorie e/o facilmente modificabili (i covoni di paglia del contadino o un castello di sabbia) o estremamente effimere (la traccia di un passaggio nell’erba alta).

Talvolta l’intervento ha confini precisi, quasi difensivi; delimita uno spazio e ne afferma il controllo, se addirittura non rivendica un diritto di proprietà. Altre volte i contorni non sono evidenti e si può supporre che l’intervento si estenda ben oltre i limiti del nostro campo visivo, su superfici e per distanze non immediatamente e facilmente percepibili.
Il criterio che guida la disposizione degli oggetti all’interno del paesaggio è solo ed esclusivamente il mio senso estetico; nessun’altra considerazione entra in gioco, nessuna teoria concettuale o filosofica, nessuna cabala matematica o geometrica, nessun rimando colto all’opera di artisti precedenti.
E’ determinante il divertimento di progettare e di costruire, e naturalmente il desiderio di godere dell’opera finita.
Il mio scopo non è, comunque, di definire un percorso, bensì dei punti obbligati. Anche se alcune opere possono essere attraversate (e si potrebbe quindi pensare che si prestino ad essere “vissute” da uno spettatore che si muova al loro interno), in realtà, sono progettate per essere viste e fruite da uno o più punti di osservazione privilegiati, scelti nell’intento di imporre comunque una mia personale visione dell’opera.
Di volta in volta l’elemento tempo può essere essenziale o ininfluente, particolarmente evidente o apparentemente assente; l’opera può essere fissata nella pietra e predisposta per durare nei secoli oppure sopravvivere solo nella memoria dello spettatore e della pellicola fotografica. Naturalmente gli interventi sono soggetti a mutazioni naturali, spesso in rapidissima evoluzione, e possono essere fortemente influenzati dalle condizioni ambientali, dalla stagione, dalla luce, dagli effetti atmosferici, dalla crescita delle piante, dall’intervento inconscio di altri uomini.
Anche il luogo può essere essenziale, con le sue caratteristiche particolari o uniche. Oppure può essere ininfluente e l’opera essenzialmente riproducibile, se non trasportabile, in molte altre situazioni.

Non esiste una necessità che imponga la presenza di questi oggetti o di questi interventi. Il paesaggio, così come esisteva prima, non si presentava all’osservatore come un vuoto o un incompiuto che elemosinava di essere riempito. E dubito molto che chi si sia trovato in quei luoghi, scomparsa ogni traccia dell’opera, ne abbia sentito aleggiare il fantasma o sia stato preso da malinconia per ciò che non c’era più e gli era sconosciuto.
L’opera non è mai necessaria, l’ambiente se la cava benissimo anche da solo. E’ sempre anche soggettivo sostenere che l’opera migliori il luogo che la ospita; piuttosto l’opera lo trasforma rendendolo temporaneamente diverso, spesso aiutandoci a percepire alcune sue valenze nascoste e non sospettate, permettendoci di meglio comprendere le sue caratteristiche, non solo estetiche, precedenti e successive all’intervento artistico.

I miei tipi di intervento sono essenzialmente tre. Non sono elaborati in tempi diversi e quindi non sono il risultato di un’evoluzione artistica.
Coesistono negli anni interventi:
* sul paesaggio spostando e ricollocando elementi già presenti in loco e quindi già parte del paesaggio. Tali elementi possono essere naturali (non manufatti) oppure frutto dell’usuale sfruttamento della natura da parte dell’uomo;
* sul paesaggio inserendovi manufatti creati ad hoc;
* sul paesaggio con architetture fantastiche e fuoriscala.