1985 Venice Biennale

1985 Venice Architecture Biennale

In 1985, the Venice Biennale sponsored ten competitions on architectural themes. I thought that forming a joint group of architects and artists could be a winning formula.
I therefore involved six internationally renowned Italian sculptors – Gianni Colombo, Luciano Palmieri, Giancarlo Sangregorio, Francesco Somaini, Mauro Staccioli – to participate in six of the competitions.

The idea was to renew the tradition of architects and sculptors working closely together right from the initial concept, so that architecture and sculpture would integrate in a single work of art, as opposed to having, as is usual today, some alien structure dropped in front of the completed building.
It is a tradition that boasts countless glorious examples from the Renaissance to the 1930s, but which practically disappeared during the second half of the last century.
The sculptors responded enthusiastically. The experience of seeing the projects grow from the collaboration of many very different minds and being developed in many different locations (models were made in each of the artists’ studios) was exhilarating.

This collaboration also had (or so I thought) a very practical reason. I was convinced that, while unknown young architects didn’t stand a chance of being selected, the jury would pay special attention to names they recognized and, therefore, the sculptors would capture the jurors’ eye.
Ironically the only project selected by the Biennale was the only one in which we involved no artists.
It was entirely developed using computer aided design, which was an incredible novelty at that time…

1985 Biennale di architettura, Venezia

Nel 1985 la Biennale di Venezia ha sponsorizzato dieci concorsi su diversi temi architettonici.

Ho pensato che formare un gruppo congiunto di architetti e artisti potesse essere uno schema vincente.
Per questo ho coinvolto sei scultori italiani di fama internazionale – Gianni Colombo, Luciano Palmieri, Giancarlo Sangregorio, Francesco Somaini, Mauro Staccioli – in modo da partecipare a sei delle competizioni.

L’idea era di rinnovare la tradizione di architetti e scultori che lavoravano a stretto contatto sin dal concetto iniziale, in modo che l’architettura e la scultura si integrassero in un’unica opera d’arte, invece di avere, come al solito oggi, un oggetto incongruo lasciato cadere davanti ad un edificio già completato.
È una tradizione che vanta innumerevoli esempi gloriosi dal Rinascimento agli anni ’30, ma che è praticamente scomparsa nella seconda metà del XX° secolo.
Gli scultori hanno risposto con entusiasmo. L’esperienza di vedere i progetti crescere dalla collaborazione di ingegni veramente diversi e il fatto che fossero sviluppati in ambienti altrettanto vari (i plastici sono stati realizzati negli studi di ciascun artista) è stata esaltante.

Questa collaborazione aveva anche (o almeno così pensavo) un motivo molto pratico.
Ero convinto che, sebbene noi giovani architetti sconosciuti non avessimo alcuna possibilità di essere selezionati, l’attenzione della giuria sarebbe stata catturata dai nomi degli scultori famosi.
Ironia della sorte, l’unico progetto selezionato dalla Biennale è stato quello in cui non avevamo coinvolto artisti, bensì era stato interamente sviluppato utilizzando la progettazione assistita da computer CAD, che all’epoca era una novità incredibile …