2002 Tea Plantation (Sri Lanka)

Il testo in italiano segue quello in inglese

On a leisure trip to Ceylon, stopping for lunch at the Nuwara Elya’s Hill Club, I chat with a Dutch man who runs a tea plantation and becomes passionate about my land art projects. When it’s time to part, he unexpectedly asks me if I am willing to be his guest for a couple of days and imagine how to change the appearance of an entire hill of his estate.
I have the impression that above all he likes the idea of ​​having his workers to toil on something utterly incongruous and incomprehensible to them. However, his proposal is tantalizing.
Once on the spot I realize that the intervention is severely limited by the few hours of labor made available. I can therefore only design by subtraction.

The following day the weather is hellish: it rains without interruption. Somehow the work is completed, but an extremely poor visibility prevents me from seeing the result.

Next morning, my expectations are frustrated. The hill is shrouded in fog and mist, visibility not even 5 meters and no bright spells are to be expected.
Out of desperation I place myself in a dominant position, so that if the fog were to thin out even for a few minutes, I might take photographs. In mid-afternoon, thanks to a violent downpour, for a few precious moments the fog is swept away. Just the time for a couple of shots and everything is wrapped again in an impenetrable curtain.

Pass another day without any weather improvement and my guest, who seems to have lost all interest in the project, makes it clear it’s time to resume my journey.
He promises he will send photos, but he never did.

2002 Piantagioni di tè (Sri Lanka)

In viaggio di piacere a Ceylon, fermatomi a pranzo all’Hill Club di Nuwara Elya, chiacchiero con un olandese che gestisce una piantagione di thè e che si appassiona ai miei esperimenti. Al momento di salutarci, inaspettatamente mi chiede se sono disposto ad essere suo ospite un paio di giorni per immaginare in che modo modificare l’aspetto di un’intera collina.
Ho l’impressione che lo diverta soprattutto l’idea di far realizzare alle sue maestranze qualcosa a loro incongruo ed incomprensibile, ma la proposta è stuzzicante.
Sul posto mi rendo conto che l’intervento è limitato dalle poche ore di manodopera messa a disposizione. Posso quindi lavorare solo per sottrazione.

L’indomani il tempo è infernale: piove a dirotto e senza interruzione. In qualche modo il lavoro viene fatto, ma la scarsissima visibilità mi impedisce di vedere il risultato.

La mattina dopo, le mie aspettative restano deluse. Siamo avvolti nella nebbia, non si vede a 5 metri e non si prevedono schiarite.
Per disperazione mi apposto in una posizione dominante; se la nebbia dovesse diradarsi anche solo per pochi minuti, potrò scattare delle fotografie. A metà pomeriggio, dopo un violento acquazzone, per pochi preziosi istanti la nebbia viene spazzata via. Appena il tempo per qualche scatto e tutto torna avvolto da una cortina impenetrabile.

Passa ancora un giorno senza alcun miglioramento e il mio ospite, che sembra abbia perso ogni interesse nel progetto, mi fa capire che è giunto il momento di togliere il disturbo. Mi promette che mi manderà delle foto, ma poi non ne farà niente.