2016 Chalet on the Roof (Rome)

Once upon a time there was a building in prime location in the heart of the EUR business district in Rome. It sat as an abandoned empty frame for many years, until the office building next door was leased to a company that had hired our architectural practice to renovate their facilities.
As a consequence the landlord of the derelict frame was summoned to find a quick way to conceal his eyesore property. With whiteish canvas he cheaply covered the facades. Still the ugly terraced roof and protruding stairs volume still remained prominent, particularly embarassing when viewed from the top management offices of our client.

Half jokingly I suggested a green roof with a garden pavilion in the middle.
My proposal was accepted.
However the budget was far too meagre and it had to be zero maintenance, therefore with no living greenery.

I revised the design accordingly to create a kind of mock movie stage, with a meadow of plastic grass and, in the middle, an unpretentious suburban pavillion, with printed fake roof tiles, fake brick walls, fake green blinds and entrance door.
Ultimately only the fence and the letterbox (yes, there is one by the fake door) were real!

2016 La baita sul tetto (Roma)

C’era una volta un edificio in una posizione privilegiata nel cuore del quartiere degli affari all’EUR. Rimase lì per anni, una struttura vuota e derelitta.
Quando il contiguo edificio per uffici venne affittato a una società, che ci affidò l’incarico di rinnovare la propria sede, il proprietario dell’edificio abbandonato venne convocato per cercare un modo di nascondere in fretta quel pugno nell’occhio. Una tela di colore neutro fu utilizzata per coprire con poca spesa le facciate. L’orrenda copertura a terrazza e il volume delle scale restavano comunque in evidenza, particolarmente sgradevoli quando visti dagli uffici direzionali del nostro cliente.

Scherzando a metà, suggerii un tetto verde, con piazzato nel mezzo un padiglione da giardino.
La mia proposta fu accettata.
Peccato che il budget fosse del tutto insufficiente e si dovesse quindi trovare una soluzione con zero manutenzione e dunque senza piante vere.

Ho quindi ripensato il progetto trasformandolo in una sorta di set cinematografico, con un prato di erba finta e, in centro, una casuccia di borgata, con tegole del tetto stampate, finti muri di mattoni, tende verdi e porta d’ingresso anch’esse fasulle.
Alla fine, solo la recinzione e la cassetta delle lettere (sì, ce n’è una di fianco all’uscio finto) erano reali!

 

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